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martedì 25 aprile 2017

Basso Lario Orientale


Domenica 23 aprile Mauro, Mary e Luca iniziano a pianificare la giornata successiva per proporre al gruppo un’escursione sul Lario Orientale.

Detto fatto, l’appuntamento è per lunedì mattina al porto di Valmadrera per l’imbarco. Mary, Luca, Mauro e Oliver sono pronti per navigare verso Bellagio. Il percorso si è snodato lungo la costa ovest del ramo di Lecco partendo da Parè, tappa caffè al campeggio “La Formace” di Onno e pranzo a Bellagio, circa 18km; per il ritorno si è passati sull’altra sponda dopo una traversata di un paio di km su Fiumelatte, tappa a Olcio, Abbadia Lariana, altra traversata su Moregallo e ritorno a Parè. In totale abbiamo pagaiato per circa 38km in condizioni molto tranquille, bava di vento, nuvoloso e assenza totale di motoscafi. Eravamo noi i padroni del lago!
Percorso



sabato 4 marzo 2017

Isola di Mljet_parte 2

6 agosto 2016 U.Gradova – U.Sutmiholjska
Percorso in kayak: 9km (4,86mn)








La sveglia suona alle 4.30.
È buio e nella pineta tutto dorme ancora. Ci apprestiamo a preparare la colazione, risorgendo dalle tenebre come le prime luci dell’alba. Il bosco si sveglia all’improvviso e, come ogni mattina, le cicale iniziano a cantare passando da un silenzio profondo a un ipnotico sottofondo.
Nonostante la brezza di Bora del giorno precedente, notiamo che intorno a noi ci sono parecchie nuvole e il sole fatica a emergere: un probabile fronte freddo in direzione ovest, constata Davide. Con mille preparativi da fare il tempo vola, e ci ritroviamo pronti solamente alle 7, con davanti a noi una ventina di km di pagaiata.

Nella piccola baia il mare è calmo, ma una volta fuori incontriamo le prime onde, lunghe e alte circa mezzo metro. Ci divertiamo un po’ con il surf, ma cerchiamo di stare sotto costa per rimanere riparati dalle raffiche di vento come ci è stato consigliato dal gentile pescatore.
Superiamo rapidamente la zona di Ropa, osservando che il paesaggio intorno a noi è molto diverso rispetto alle aspettative: il grigio condiziona notevolmente la nostra visione e Luca, che sceglie di tenere addosso gli occhiali da sole, vede tutto più scuro di quanto realmente sia. Proseguiamo il cammino, mentre il cielo alle nostre spalle si fa sempre più nero; davanti a noi però sembra che il sole abbia la meglio. Ci troviamo a fronteggiare un paesaggio roccioso, coperto da una vegetazione di un verde molto intenso e, a causa delle onde che ci accompagnano dalla partenza, notiamo che non c’è alcuna possibilità di sbarco.
Dopo un’ora e mezza arriviamo nella baia Sutmiholjska, la nostra prima tappa della giornata.




Scorgiamo una spiaggia di piccoli ciottoli circondata da case di pescatori. Sono le 8.30, in spiaggia oltre a noi ci sono un paio di coppie di turisti sotto un caldo sole.
Decidiamo di fermarci per un’oretta: c’è chi fa il bagno, chi mangia e chi fa foto. La baia è molto bella, caratterizzata da un'acqua dai colori straordinari.
Avvisiamo il nostro “Italian Father” che siamo fermi alla baia e che abbiamo passato una notte serena.

Stiamo per ripartire, ma guardando il cielo ci accorgiamo che purtroppo i nuvoloni da ovest ci hanno ormai raggiunti, mentre in mare aperto possiamo scorgere un continuo scaricare di lampi. Preoccupati decidiamo di raccogliere informazioni dai locali.
Cerchiamo di comunicare con un giovane pescatore utilizzando il traduttore di google (santa tecnologia), ma il suo suggerimento è di fermarci nella baia per un’altra oretta; parliamo anche con una turista croata che cerca di confortarci dicendo che il meteo prevede un temporale di brevissima durata.




Le prime gocce di pioggia che colpiscono le nostre teste non ci lasciano dubbi sul da farsi: Luca e Davide vanno in spedizione per cercare una copertura che ci consenta di accamparci per qualche tempo mentre Mary e Clara si riparano all’interno di una vecchia casa che fa da deposito materiale per i pescatori in compagnia di un gruppo di francesi. Con grande sorpresa, ecco che Valter e consorte si materializzano e chiedono se abbiamo bisogno di fare la spesa. Clara si unisce a loro e dopo un tempo che è parso infinito torna con cioccolato e pane: l’attesa è stata adeguatamente ricompensata. Eravamo preoccupati che Clara tornasse con un paio di scarpe tacco 12 abbinato a qualche borsetta!
Ecco che smette di piovere, pranziamo e siamo pronti per ripartire, ma non siamo per niente convinti.
Davanti a noi possiamo vedere una serie di lampi che scaricano in mare, anche se lontani, mentre sopra le nostre teste il cielo è ancora nero.
Rassegnati optiamo per la sosta forzata, e l’unico rifugio che riusciamo a trovare è il terrazzo di una casa di un pescatore. Ci sono nasse e reti ovunque, che spostiamo con attenzione per fare spazio alle nostre tende. Il posto non è affatto accogliente né confortante, ma è l’unico spazio asciutto e riparato che abbiamo trovato. Facciamo in tempo a sistemarci ed ecco che un altro bel temporale si scatena sopra la nostra spiaggia. Siamo tutti ben contenti di aver deciso di fermarci.
Passiamo quindi il resto del pomeriggio in tenda giocando a carte e mangiando pane e cioccolato.
Ogni tanto guardiamo la spiaggia per controllare i nostri kayak, abbandonati e legati come animali in gabbia in un angolo sotto la pioggia. Il colore del mare è cambiato rispetto al mattino, tutti lo troviamo molto più grigio e malinconico tranne Luca, che nel frattempo ha tolto gli occhiali da sole. La temperatura si è abbassata e iniziamo ad avere freddo.

 
Il temporale finisce ed ecco apparire un bellissimo tramonto: finalmente il rosso del sole colora il cielo e approfittiamo della ritrovata calma atmosferica per fare due passi, osservare il mare dall’alto, guardare la vegetazione e cercare campo per inviare qualche sms.
Di ritorno facciamo una doccia sotto le nostre super bags. Ma a causa del maltempo l’acqua non si è scaldata durante la giornata e quindi non ci resta che lavarci molto in fretta. Per combattere questa sensazione di freddo cuciniamo un buon piatto di pizzoccheri disidratati che abbiamo portato dall’Italia e ci corichiamo al caldo nei nostri sacchi a pelo aspettando l’alba.

7 agosto 2016 U.Sutmiholjska- U. Prec
Percorso in kayak: 19,61km (10,59mn)


Anche oggi la sveglia suona alle 4.30. Controlliamo subito il cielo, è ancora buio: non ci sono nuvoloni all’orizzonte. Facciamo colazione, sistemiamo i nostri kayak, scrutiamo nuovamente il cielo, indossiamo la giacca d’acqua e alle 7 siamo pronti per ripartire. Non vediamo l’ora di essere in acqua a navigare. 
Secondo il nostro piano di viaggio, dopo circa 3 miglia dovremmo trovare la nota Grotta di Ulisse, una caverna carsica il cui soffitto è crollato formando un accesso alla terra ferma tramite un largo pozzo e collegato al mare aperto da un basso tunnel attraverso il quale è possibile passare solo con il bel tempo. La leggenda narra che proprio in quel luogo Ulisse, dopo il naufragio sulle rocce dell'isola di Ogigia, per sette anni guardava il mare aperto con tristezza e nostalgia della sua casa e sua moglie Penelope, e la bellissima ninfa Calipso, figlia di Poseidone, ancora più triste lo guardava innamorata.
Sappiamo che è difficile trovare l’ingresso della grotta via mare, perché il passaggio è molto piccolo, ma dai blog che abbiamo studiato in precedenza abbiamo visto che ci sono alcuni punti di riferimento, come ad esempio il bar sopra la roccia e la scaletta che scende in acqua. Battendo la costa palmo a palmo la troviamo. 
Entriamo attraverso un basso tunnel: una volta all’interno notiamo che tre lati presentano pareti scoscese mentre dal lato della terraferma identifichiamo fra scogli appuntiti un sentiero che collega la grotta con il parcheggio (circa mezz’ora di camminata). Abbiamo la grotta tutta per noi: i turisti non sono ancora arrivati, quindi ci godiamo il silenzio e il blu del mare in un posto davvero incantevole.


A malincuore decidiamo di procedere. Memorizziamo la posizione, annotando che potrebbe rappresentare un buon punto sosta per pochi kayak in giornate di bel tempo.
Continuiamo la nostra pagaiata: il paesaggio nel lato meridionale dell’isola è caratterizzato da una costa irregolare alta 2 o 3 metri a picco sul mare, da dove si sviluppa la tipica vegetazione delle isole croate.
Finalmente giungiamo ad una piccola baia abbandonata. Ci sono un paio di barche da pesca messe in sicurezza sulla terra ferma, una piccola e vecchia costruzione (probabilmente deposito di qualche pescatore) e tanta immondizia portata dal mare durante le mareggiate. Facciamo una breve sosta per controllare l’itinerario: la prossima tappa sarà tra 6 miglia ovvero circa 2 ore di navigazione senza altra possibilità di sbarco. Ne approfittiamo per sgranchirci le gambe, recuperare energie ma soprattutto mangiare.

Ripartiamo costeggiando. Il paesaggio si fa sempre più incantevole e selvaggio; su uno scoglio vediamo un gruppo di caprette che scendono verso l'acqua e altre che scappano al nostro arrivo, giochiamo vicino agli scogli e tra le onde. Il mare sembra benevolo e il cielo clemente. Pagaiamo estasiati da tutto ciò che ci circonda come se non avessimo mai visto nulla di simile prima.
Mary tiene sotto controllo la mappa. La conformazione del paesaggio e gli isolotti che vediamo ci indicano che siamo vicini al punto in cui avevamo stabilito di passare il resto della giornata. Poco dopo ci avviciniamo ad un masso piatto e, uno per uno, scendiamo dai kayak che delicatamente togliamo dall’acqua appoggiandoli su dei tronchi di legno. Durante la fase di sbarco Luca fa un incontro insolito con un polipo che si trova stranamente su uno scoglio a prendere il sole nell’inconsapevolezza di poter finire sul menu di mezzogiorno.
Facciamo appena in tempo a sbarcare che già ricomincia a piovere. Dai kayak togliamo l’essenziale e ci divertiamo a costruire un riparo provvisorio tra gli alberi: erigiamo la pagaia groenlandese a mo' di palo e la copriamo con il telo della tenda, poi tendiamo delle cime che usiamo per allargare il nostro rifugio e per stendere paraspruzzi e giubbetti. 

Nel giro di pochi minuti, il vento cambia e porta via i nuvoloni carichi di pioggia. Ormai è l’una, mangiamo le nostre insalatissime e gustiamo pane e salame.
Durante il pomeriggio Mary e Clara prendono il sole e dormono, mentre gli ometti si cimentano nella pesca sperimentando in nuove tecniche: il bottino della giornata è un pesce coloratissimo non bene identificato per cui la decisione è quella di ributtarlo in mare. Il pomeriggio passa tra risate, bagni e dormite al sole per uniformare l’abbronzatura, finché Mary e Clara decidono di partire “alla Indiana Jones” e scoprire cosa può offrire il circondario. Si passa in breve da un paesaggio ricco di pini di Aleppo a massi da scavalcare ma ne vale la pena.


 

Tornate indietro, sempre tra risate e divertimento si inizia a cucinare una buona paella liofilizzata.
La vista sul tramonto ci lascia senza parole. Questa volta il campo base è mozzafiato: una pineta su un pianoro dolce ed erboso.
Dalla piantina sappiamo che per raggiungere la civiltà c’è un sentierino molto stretto: un percorso di mezz’ora!
Il pescatore aveva ragione, questo punto dell’isola è il più bello visto fino a ora.
Ci addormentiamo cullati dalla canzone del mare, con gli occhi pieni di un cielo stellato.