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sabato 4 marzo 2017

Isola di Mljet_parte 2

6 agosto 2016 U.Gradova – U.Sutmiholjska
Percorso in kayak: 9km (4,86mn)








La sveglia suona alle 4.30.
È buio e nella pineta tutto dorme ancora. Ci apprestiamo a preparare la colazione, risorgendo dalle tenebre come le prime luci dell’alba. Il bosco si sveglia all’improvviso e, come ogni mattina, le cicale iniziano a cantare passando da un silenzio profondo a un ipnotico sottofondo.
Nonostante la brezza di Bora del giorno precedente, notiamo che intorno a noi ci sono parecchie nuvole e il sole fatica a emergere: un probabile fronte freddo in direzione ovest, constata Davide. Con mille preparativi da fare il tempo vola, e ci ritroviamo pronti solamente alle 7, con davanti a noi una ventina di km di pagaiata.

Nella piccola baia il mare è calmo, ma una volta fuori incontriamo le prime onde, lunghe e alte circa mezzo metro. Ci divertiamo un po’ con il surf, ma cerchiamo di stare sotto costa per rimanere riparati dalle raffiche di vento come ci è stato consigliato dal gentile pescatore.
Superiamo rapidamente la zona di Ropa, osservando che il paesaggio intorno a noi è molto diverso rispetto alle aspettative: il grigio condiziona notevolmente la nostra visione e Luca, che sceglie di tenere addosso gli occhiali da sole, vede tutto più scuro di quanto realmente sia. Proseguiamo il cammino, mentre il cielo alle nostre spalle si fa sempre più nero; davanti a noi però sembra che il sole abbia la meglio. Ci troviamo a fronteggiare un paesaggio roccioso, coperto da una vegetazione di un verde molto intenso e, a causa delle onde che ci accompagnano dalla partenza, notiamo che non c’è alcuna possibilità di sbarco.
Dopo un’ora e mezza arriviamo nella baia Sutmiholjska, la nostra prima tappa della giornata.




Scorgiamo una spiaggia di piccoli ciottoli circondata da case di pescatori. Sono le 8.30, in spiaggia oltre a noi ci sono un paio di coppie di turisti sotto un caldo sole.
Decidiamo di fermarci per un’oretta: c’è chi fa il bagno, chi mangia e chi fa foto. La baia è molto bella, caratterizzata da un'acqua dai colori straordinari.
Avvisiamo il nostro “Italian Father” che siamo fermi alla baia e che abbiamo passato una notte serena.

Stiamo per ripartire, ma guardando il cielo ci accorgiamo che purtroppo i nuvoloni da ovest ci hanno ormai raggiunti, mentre in mare aperto possiamo scorgere un continuo scaricare di lampi. Preoccupati decidiamo di raccogliere informazioni dai locali.
Cerchiamo di comunicare con un giovane pescatore utilizzando il traduttore di google (santa tecnologia), ma il suo suggerimento è di fermarci nella baia per un’altra oretta; parliamo anche con una turista croata che cerca di confortarci dicendo che il meteo prevede un temporale di brevissima durata.




Le prime gocce di pioggia che colpiscono le nostre teste non ci lasciano dubbi sul da farsi: Luca e Davide vanno in spedizione per cercare una copertura che ci consenta di accamparci per qualche tempo mentre Mary e Clara si riparano all’interno di una vecchia casa che fa da deposito materiale per i pescatori in compagnia di un gruppo di francesi. Con grande sorpresa, ecco che Valter e consorte si materializzano e chiedono se abbiamo bisogno di fare la spesa. Clara si unisce a loro e dopo un tempo che è parso infinito torna con cioccolato e pane: l’attesa è stata adeguatamente ricompensata. Eravamo preoccupati che Clara tornasse con un paio di scarpe tacco 12 abbinato a qualche borsetta!
Ecco che smette di piovere, pranziamo e siamo pronti per ripartire, ma non siamo per niente convinti.
Davanti a noi possiamo vedere una serie di lampi che scaricano in mare, anche se lontani, mentre sopra le nostre teste il cielo è ancora nero.
Rassegnati optiamo per la sosta forzata, e l’unico rifugio che riusciamo a trovare è il terrazzo di una casa di un pescatore. Ci sono nasse e reti ovunque, che spostiamo con attenzione per fare spazio alle nostre tende. Il posto non è affatto accogliente né confortante, ma è l’unico spazio asciutto e riparato che abbiamo trovato. Facciamo in tempo a sistemarci ed ecco che un altro bel temporale si scatena sopra la nostra spiaggia. Siamo tutti ben contenti di aver deciso di fermarci.
Passiamo quindi il resto del pomeriggio in tenda giocando a carte e mangiando pane e cioccolato.
Ogni tanto guardiamo la spiaggia per controllare i nostri kayak, abbandonati e legati come animali in gabbia in un angolo sotto la pioggia. Il colore del mare è cambiato rispetto al mattino, tutti lo troviamo molto più grigio e malinconico tranne Luca, che nel frattempo ha tolto gli occhiali da sole. La temperatura si è abbassata e iniziamo ad avere freddo.

 
Il temporale finisce ed ecco apparire un bellissimo tramonto: finalmente il rosso del sole colora il cielo e approfittiamo della ritrovata calma atmosferica per fare due passi, osservare il mare dall’alto, guardare la vegetazione e cercare campo per inviare qualche sms.
Di ritorno facciamo una doccia sotto le nostre super bags. Ma a causa del maltempo l’acqua non si è scaldata durante la giornata e quindi non ci resta che lavarci molto in fretta. Per combattere questa sensazione di freddo cuciniamo un buon piatto di pizzoccheri disidratati che abbiamo portato dall’Italia e ci corichiamo al caldo nei nostri sacchi a pelo aspettando l’alba.

7 agosto 2016 U.Sutmiholjska- U. Prec
Percorso in kayak: 19,61km (10,59mn)


Anche oggi la sveglia suona alle 4.30. Controlliamo subito il cielo, è ancora buio: non ci sono nuvoloni all’orizzonte. Facciamo colazione, sistemiamo i nostri kayak, scrutiamo nuovamente il cielo, indossiamo la giacca d’acqua e alle 7 siamo pronti per ripartire. Non vediamo l’ora di essere in acqua a navigare. 
Secondo il nostro piano di viaggio, dopo circa 3 miglia dovremmo trovare la nota Grotta di Ulisse, una caverna carsica il cui soffitto è crollato formando un accesso alla terra ferma tramite un largo pozzo e collegato al mare aperto da un basso tunnel attraverso il quale è possibile passare solo con il bel tempo. La leggenda narra che proprio in quel luogo Ulisse, dopo il naufragio sulle rocce dell'isola di Ogigia, per sette anni guardava il mare aperto con tristezza e nostalgia della sua casa e sua moglie Penelope, e la bellissima ninfa Calipso, figlia di Poseidone, ancora più triste lo guardava innamorata.
Sappiamo che è difficile trovare l’ingresso della grotta via mare, perché il passaggio è molto piccolo, ma dai blog che abbiamo studiato in precedenza abbiamo visto che ci sono alcuni punti di riferimento, come ad esempio il bar sopra la roccia e la scaletta che scende in acqua. Battendo la costa palmo a palmo la troviamo. 
Entriamo attraverso un basso tunnel: una volta all’interno notiamo che tre lati presentano pareti scoscese mentre dal lato della terraferma identifichiamo fra scogli appuntiti un sentiero che collega la grotta con il parcheggio (circa mezz’ora di camminata). Abbiamo la grotta tutta per noi: i turisti non sono ancora arrivati, quindi ci godiamo il silenzio e il blu del mare in un posto davvero incantevole.


A malincuore decidiamo di procedere. Memorizziamo la posizione, annotando che potrebbe rappresentare un buon punto sosta per pochi kayak in giornate di bel tempo.
Continuiamo la nostra pagaiata: il paesaggio nel lato meridionale dell’isola è caratterizzato da una costa irregolare alta 2 o 3 metri a picco sul mare, da dove si sviluppa la tipica vegetazione delle isole croate.
Finalmente giungiamo ad una piccola baia abbandonata. Ci sono un paio di barche da pesca messe in sicurezza sulla terra ferma, una piccola e vecchia costruzione (probabilmente deposito di qualche pescatore) e tanta immondizia portata dal mare durante le mareggiate. Facciamo una breve sosta per controllare l’itinerario: la prossima tappa sarà tra 6 miglia ovvero circa 2 ore di navigazione senza altra possibilità di sbarco. Ne approfittiamo per sgranchirci le gambe, recuperare energie ma soprattutto mangiare.

Ripartiamo costeggiando. Il paesaggio si fa sempre più incantevole e selvaggio; su uno scoglio vediamo un gruppo di caprette che scendono verso l'acqua e altre che scappano al nostro arrivo, giochiamo vicino agli scogli e tra le onde. Il mare sembra benevolo e il cielo clemente. Pagaiamo estasiati da tutto ciò che ci circonda come se non avessimo mai visto nulla di simile prima.
Mary tiene sotto controllo la mappa. La conformazione del paesaggio e gli isolotti che vediamo ci indicano che siamo vicini al punto in cui avevamo stabilito di passare il resto della giornata. Poco dopo ci avviciniamo ad un masso piatto e, uno per uno, scendiamo dai kayak che delicatamente togliamo dall’acqua appoggiandoli su dei tronchi di legno. Durante la fase di sbarco Luca fa un incontro insolito con un polipo che si trova stranamente su uno scoglio a prendere il sole nell’inconsapevolezza di poter finire sul menu di mezzogiorno.
Facciamo appena in tempo a sbarcare che già ricomincia a piovere. Dai kayak togliamo l’essenziale e ci divertiamo a costruire un riparo provvisorio tra gli alberi: erigiamo la pagaia groenlandese a mo' di palo e la copriamo con il telo della tenda, poi tendiamo delle cime che usiamo per allargare il nostro rifugio e per stendere paraspruzzi e giubbetti. 

Nel giro di pochi minuti, il vento cambia e porta via i nuvoloni carichi di pioggia. Ormai è l’una, mangiamo le nostre insalatissime e gustiamo pane e salame.
Durante il pomeriggio Mary e Clara prendono il sole e dormono, mentre gli ometti si cimentano nella pesca sperimentando in nuove tecniche: il bottino della giornata è un pesce coloratissimo non bene identificato per cui la decisione è quella di ributtarlo in mare. Il pomeriggio passa tra risate, bagni e dormite al sole per uniformare l’abbronzatura, finché Mary e Clara decidono di partire “alla Indiana Jones” e scoprire cosa può offrire il circondario. Si passa in breve da un paesaggio ricco di pini di Aleppo a massi da scavalcare ma ne vale la pena.


 

Tornate indietro, sempre tra risate e divertimento si inizia a cucinare una buona paella liofilizzata.
La vista sul tramonto ci lascia senza parole. Questa volta il campo base è mozzafiato: una pineta su un pianoro dolce ed erboso.
Dalla piantina sappiamo che per raggiungere la civiltà c’è un sentierino molto stretto: un percorso di mezz’ora!
Il pescatore aveva ragione, questo punto dell’isola è il più bello visto fino a ora.
Ci addormentiamo cullati dalla canzone del mare, con gli occhi pieni di un cielo stellato.

mercoledì 2 novembre 2016

Isola di Mljet_parte 1


Dopo aver a lungo dibattuto su quale meta fosse la migliore per le nostre vacanze in kayak, quest'estate abbiamo deciso di circumnavigare l'isola di Mljet durante il mese di agosto.
Mljet è l'ottava isola più grande della Croazia, situata nella Dalmazia Meridionale nella regione di Dubrovnik. Molto stretta e lunga 37 chilometri, l'isola presenta una conformazione prevalentemente montuosa, con foreste mediterranee di lecci e alberi di pino di Aleppo che declinano dolcemente nel mare. Il suo fascino principale  consiste nella quiete pressoché assoluta che vi si può godere, turbata solo dal canto delle cicale, costante e ipnotico dall'alba al tramonto.
Protagonisti insieme a noi di questa avventura sono i nostri amici e colleghi kayakers Clara e Davide, alla loro prima esperienza di campeggio nautico.

Ecco com'è andata:

1 agosto 2016 – Molteno
I kayak non vedono l'ora di partire. Disposti in verticale in giardino sembrano vibrare alla luce del sole come se volessero salire da soli sul mezzo che ci porterà fino alla meta: il nostro fido pullmino. Ci troviamo così alle 16 per caricare ma i preparativi vanno per le lunghe e solo alle 21 riusciamo a partire alla volta della Croazia.

2 agosto 2016 - arrivo sull'isola di Mljet
Il viaggio trascorre sereno tra risate, chiacchierate e racconti delle precedenti vacanze; Clara e Davide si divertono a ripassare e sperimentare nuovi nodi, Mary e Luca si alternano alla guida mentre il buon Transit attraversa circa 1000km nei bellissimi e variegati paesaggi di Italia, Slovenia, Croazia e Bosnia. La strada è veramente lunga, al punto da costringerci a fermarci più volte lungo il percorso e portandoci anche ad incontrare, rimasti praticamente a secco un particolare personaggio croato che, in italiano ma con un marcato accento croato, ci da informazioni per raggiungere disperatamente un benzinaio.
Arriviamo così a Ston e ci dirigiamo al piccolo porto di Prapratno da cui parte la tratta che ci porterà alla “nostra” isola. Perdiamo per poco il traghetto delle 17.00, ma siamo in largo anticipo per l'ultimo traghetto, quello delle 20.30. Ci consultiamo e decidiamo di trascorrere le ore nella bella baia e di cenare nell'unico ristorante vicino al porto, gustando orate e cevapcici. Perdiamo solo qualche esilarante minuto per fare uscire Luca dal bagno, dove era stato rinchiuso erroneamente dalla donna delle pulizie. 
Alle 20.30 ci imbarchiamo, l'adrenalina è alle stelle! Il tramonto è bellissimo e ci accompagna per tutta la traversata, mentre Mljet si fa sempre più grande davanti ai nostri occhi.
In meno di un'ora raggiungiamo il porto di Sobra, il paese più grande dell'isola. La scarsa illuminazione ci fa percorrere al buio i 20km che ci separano dal camping "Lovor" a Kozarica ma ci consente di godere della vista di un cielo limpido, nel quale spiccano laVia Lattea e innumerevoli costellazioni, che ci tengono in silenzio e con il naso all'insù in contemplazione.
Rapiti da questo spettacolo arriviamo al campeggio e sistemiamo le nostre tende.
3 agosto 2016 - Mljet National Park tour in kayak               
Percorso in kayak: 11,62km (6,27mn)


Ci alziamo presto e ci dirigiamo verso Govedari, con la voglia di visitare il Parco Nazionale. 

Esso è famoso per il suo patrimonio naturale: laghi salati, porti naturali, sorgenti di acqua potabile, paludi di acqua salata, ripide coste rocciose, boschi conservati di leccio e pini d'Aleppo, grotte e insenature sabbiose, un fondo marino ricchissimo in termini di flora e fauna. Tra i suoi notevoli specchi d'acqua spicca il Grande Lago, al centro del quale si trova un'altra curiosità storico-culturale e turistica: il pittoresco Isolotto di Santa Maria, sul quale sorgono una chiesa e un convento, entrambi benedettini e risalenti al 12° secolo. Grazie al suo ambiente straordinario e alla sua forte dimensione spirituale e culturale, l'isolotto è una sorta di simbolo dell'isola e del Parco nazionale.
Sotto suggerimento dei proprietari del campeggio, chiediamo e otteniamo  dai rangers la possibilità di navigare con i nostri kayak nei 2 laghi salati: Veliko jezero (grande lago) e Malo jezero (piccolo lago). Le guardie del parco ci consigliano di scaricare i kayak dal pulmino in prossimità del piccolo porticciolo.
Ci atteniamo alle indicazioni e in poco tempo siamo pronti per salpare. Partiamo dal più grande dei due laghi che navighiamo in senso antiorario e sotto costa per osservare l'ambiente intorno a noi. Circondati da una fitta vegetazione, tramite uno stretto canale arriviamo al lago più piccolo passando sotto un ponte di dimensioni ridottissime. Accaldati, decidiamo che un bagno rinfrescante è proprio quello che ci vuole: ci tuffiamo quindi dai nostri kayak e proseguiamo a nuoto dopo averli agganciati a noi. Riemergiamo dall'acqua e proseguiamo pagaiando normalmente, in compagnia di una leggera brezza da nord; ci sono pochissime possibilità di sbarco, quindi decidiamo di ritornare nel lago grande, dove ci fermiamo per un altro bel bagno rilassante, stavolta con un maschera e boccaglio per un po' di snorkeling, seguito dal pranzo.

Nel pomeriggio continuiamo la nostra navigazione facendo tappa sull'isolotto di Santa Maria e visitando il monastero benedettino; raggiungiamo poi il mare attraverso lo stretto canale di Soline. 
 Il ritorno al piccolo porticciolo è più faticoso rispetto all'andata, ma anche più divertente, condito da giochi sulle ondine causate da un leggero maestrale che soffia sulla prua.
Sbarchiamo, ma giunti al parcheggio, troviamo un'amara sorpresa: una delle ruote del pulmino è a terra! Chiediamo aiuto ai rangers ma ci accorgiamo che la valvola dello pneumatico è rotta; decidiamo di sostituirlo con la ruota di scorta, ma anche questa presenta lo stesso problema!! Non ci resta che chiedere aiuto al nostro "Italian Father", un gentilissimo signore conosciuto in mattinata al camping. In men che non si dica Valter ci raggiunge e con la ruota nel baule ci riporta al campeggio. Come avremo fatto senza il suo generoso aiuto? Probabilmente saremmo ancora lì a guardare sconsolati le valvole fuori uso. Dopo una meritata cena, un meraviglioso cielo stellato ci accompagna tra le braccia di Morfeo.  






4 agosto 2016 - Kozarica

Per porre rimedio alla sventura del pomeriggio precedente, passiamo l'intera mattinata in compagnia dell'amico Valter alla ricerca di un gommista. Fortunatamente nella piccola Sobra ne troviamo uno che in pochi istanti risolve il nostro problema: grazie a lui in pochissimo tempo siamo in grado di tornare al parco nazionale e rimettere in forma il pulmino.
Trascorriamo il pomeriggio pianificando le tappe successive e ricontrollando la stima dei tempi per il giorno successivo.Quando è tutto pronto ci concediamo un bagno rinfrescante nella spiaggia della baia di Kozarica.
La sera ceniamo con Valter e la sua compagna Lucia, ringraziando entrambi per il loro grandioso supporto. Troviamo una trattoria a pochi metri dal campeggio che cucina orate pescate in giornata abbinate a un buon vino bianco locale.
Satolli e soddisfatti, passiamo la notte sul pulmino, incantati dal cielo e alla ricerca di stelle cadenti.

5 agosto 2016 - Kozarica - U. Gradova
Percorso in kayak: 27km (14,5mn)


L'allegro suono della sveglia delle 5 ci fa aprire gli occhi sulle prime luci dell'alba! Nel silenzio totale che regna intorno a noi, iniziamo subito a caricare i nostri kayak con tutto l'occorrente per il campeggio nautico (tende, sacchi a pelo, cucina, cambusa, vestiario, kit di pronto soccorso, kit di riparazione, etc,) e ci dirigiamo verso il piccolo porto di Kozarica dove tra le altre cose facciamo una ricca colazione. Salutiamo Valter e Lucia e i proprietari del camping che, dopo averci dato il permesso di lasciare il pulmino nel loro parcheggio, ci chiedono di aggiornarli ogni sera sul nostro percorso.  
Sono le 9, finalmente riusciamo a partire!  Come pianificato, procediamo in senso antiorario su un mare calmo grazie all'assenza di vento verso il Parco Nazionale. In questo punto un piccolo arcipelago fiancheggia l'isola principale, e noi passiamo nel canale interno, dove incontriamo qualche barca a vela e qualche motoscafo ancora fermo; intorno a noi c'è un silenzio quasi irreale, tra scogliere a picco su un mare trasparente, di un azzurro incantevole, con innumerevoli pinete a fare da verdissimo da sfondo . Ci fermiamo al capo Stupe per controllare i nostri tempi e con sorpresa notiamo che la nostra velocità in navigazione è superiore a quella ipotizzata.
Dopo una breve sosta tra acqua e foto, procediamo gironzolando tra i vari isolotti fino ad arrivare a Pomena, dove incrociamo una pagaiatrice italiana che vuole raggiungere la vicina isola di Korzula e ci avvisa che per la sera e per i 3 giorni successivi è prevista Bora con una forza moderata; ci consiglia quindi di fare attenzione, ma questa notizia inaspettata crea in noi una certa tensione ed agitazione. La ringraziamo e continuiamo il nostro giro.
Dopo aver passato la punta Nord Ovest di Sparozni,come previsto troviamo onde e brezza che soffia da sud est. Procediamo aumentando inconsciamente il ritmo della pagaiata in navigazione  per compensare il vento contrario, ci incantiamo guardando le alte scogliere e cavalchiamo le lunghe onde. Entriamo nel golfo del Parco, ma poiché non passiamo sottocosta ci perdiamo l'ingresso del canale nel parco presso la località Soline e ci ritroviamo nella spiaggia di Grabova, baia presso la quale avevamo pianificato di fermarci per la notte. Il piccolo golfo si presenta incantevole, così come la vegetazione intorno ad esso. Purtroppo notiamo che la spiaggia è molto sporca, c'è una notevole quantità di rifiuti portati dal mare. Ci tocca quindi pulire una parte della spiaggia dove poter adagiare  i kayak e, dopo aver sistemato la cambusa, ci concediamo un buon pranzo a base di Cevapcici. 
Dopo esserci ripresi dai 27 km di navigazione ci accorgiamo che in questa parte di isola non c'è segnale telefonico, quindi al calar della sera indossiamo le nostre scarpe da trekking e, seguendo i sentieri sulla cartina, camminiamo verso Soline alla ricerca di uno sprazzo di civiltà.
Dopo un'ora di camminata, ci fermiamo nel primo bar del piccolo gruppo di case e mandiamo messaggi a tutti coloro che sono in attesa di nostre notizie. Ne approfittiamo per controllare le previsioni meteo e scambiare qualche parola con un pescatore del luogo, il quale ci suggerisce tre possibili spiagge dove poter attraccare nel lato sud dell'isola (Uvala Sutmiholjska, Uvala Brnjestrova, Uvala Prec).
Il pescatore, che scopriamo essere anche un "sea kayaker", si offre per riaccompagnarci alla nostra spiaggia in quanto si è fatto tardi ed è molto buio. Attraversiamo così il canale di Soline e il golfo del parco sulla sua barchetta e durante il viaggio a luci spente il nostro accompagnatore ci racconta la sua storia e quella della sua famiglia, ci parla della vita sull'isola, delle difficoltà che si possono incontrare ma anche delle belle sorprese quotidiane. Lo ringraziamo e ci dice che non vuole nulla in cambio del passaggio. Si raccomanda però di non accendere il fuoco. Lo salutiamo e lo vediamo allontanarsi nel mare.
Adagiamo il sacco a pelo sotto i pini e ci addormentiamo scrutando il cielo stellato coccolati da un letto di aghi soffici.